Casa di accoglienza per i pellegrini all'interno del Monastero di clausura di Santa Gemma

Lucca, Italia
Foto © Mario Ciampi
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Foto © Mario Ciampi
Foto © Mario Ciampi
Foto © Mario Ciampi
Dibujo © Pietro Carlo Pellegrini
Dibujo © Pietro Carlo Pellegrini
Arquitectos
Pietro Carlo Pellegrini Architetto
Año
2005
Coste
No divulgado
Pisos
No divulgado

La nuova casa d’accoglienza per i pellegrini si trova a Lucca nel quartiere dell’Arancio, all’interno del Monastero di S. Gemma Galgani, poco distante dalla cinta muraria del centro storico.

L’edificio è nato in sostituzione dei fabbricati preesistenti sorti spontaneamente negli anni cinquanta senza un progetto complessivo e posti all’interno della proprietà del convento; il complesso è stato progettato per poter offrire un luogo di soggiorno e preghiera ai fedeli, nell’attesa di accedere al Santuario vero e proprio.

La forma del fabbricato ripropone il tema del percorso di purificazione, il cammino verso una meta sacra. Un chiostro circonda l’edificio che si snoda attorno al giardino interno fino a culminare nel corpo centrale, dove si trova la cappella. Il percorso immaginario e fisico del portico, guida il pellegrino dalle stanze per il riposo poste a sud, fino al luogo della preghiera che si erge al centro, alto, a dominare l’intero complesso. La cappella, inserita nel gioco serrato dei rapporti volumetrici fra pieni e vuoti, raggiunge il suo compimento in sommità, dove la scritta “Chi veramente ama volentieri soffre – S. Gemma 20 luglio 1900”, completa il valore espressivo e funzionale del fabbricato.

Le aperture sono volutamente poche, studiate, ciascuna per consentire vedute di sprazzi di esterni, per celare ai pellegrini l’interno del monastero e tutelare la clausura delle monache.

I materiali scelti stabiliscono un rapporto cromatico e materico con quelli del Santuario, ma se ne distaccano per il diverso trattamento. L’edificio nuovo è così riconoscibile sia nella sua individualità che nel suo legame con le preesistenze. Il rame naturale della copertura richiama il rame ossidato della cupola; l’intonaco a grana grossa richiama l’intonaco liscio delle pareti del santuario; il colore tabacco spicca contro la grande mole crema del monastero. Gli infissi sono in ferro, verniciati come l’intonaco, e tutti i soffitti sono rifiniti con controsoffitti in legno di acero.

L’edificio, come confine tra ciò che è pubblico e ciò che è privato e clausura, ha due ingressi: uno, a cui si accede direttamente da via di Tiglio, per i pellegrini, ed uno, sul retro, che mette in comunicazione diretta il nuovo complesso con il giardino privato delle monache.

Dall’esterno, l’edificio protegge la propria interiorità attraverso un muro continuo che termina piegandosi nella copertura di rame.

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